STORIA della “CICLI GABRIELE LERCHI”

(premiata fabbrica di biciclette)

Gabriele Spapperi nasce a Nizza (Costa Azzurra- Francia) il 04 Luglio 1894 da emigrati italiani provenienti da Lerchi (Città di Castello).

Il padre Ernesto, piccolo imprenditore edile (allora “capomastro”) alterna periodi di lavoro in Francia con rientri anche per periodi prolungati in Italia durante i quali nel frattempo sta costruendo la casa di famiglia. E’ così che Gabriele frequenta le elementari a Nizza e le scuole “tecniche” (odierne scuole medie) a Città di Castello. Finite queste, rientra per un lungo periodo in Francia durante il quale inizia a lavorare ; nel 1909 prima come apprendista presso Max Ange Berthoux “Costruttore Metallico” uscendone nel 1912 come “mezzo operaio” poi dal 1912 al 1915 come meccanico aggiustatore di automobili presso l’”Atelier de constructions en fer Guerre e Quet”.

A questo punto però inizia la prima guerra mondiale, e Gabriele è in età per essere richiamato alle armi, ed avendo doppio passaporto deve scegliere per quale paese combattere, l’Italia o la Francia. E qui è protagonista di un gustoso episodio che, racconterà spesso negli anni successivi sorridendone compiaciuto; al sindaco di Nizza (“Le maire”) che gli chiede per l’appunto quale sarà la sua scelta, senza esitazione e con orgoglio risponde :-“naturalmente l’Italia” al che il sindaco commenta irato con espressione tipicamente francese :-“Merde”!

Arruolato nei bersaglieri Gabriele però, per sua fortuna è troppo prezioso per le sue capacità tecniche per finire a languire in trincea, così viene destinato a lavorare a Brescia nelle Officine Tempini per costruire congegni di precisione per le armi. Alla fine della guerra Gabriele è pronto per riprendere a lavorare a Nizza, ma a causa della sopraggiunta morte del padre ed il rientro della madre a Lerchi, decide di ritornare in Italia e colà stabilirsi.

Nella casa paterna nel frattempo terminata di costruire dal padre prima di morire, inizia l’attività di riparatore meccanico. Ben presto però, forte della sua ormai robusta esperienza lavorativa, delle sue acquisite capacità sulla meccanica di precisione e della conoscenza delle tecniche più innovative derivategli dal mantenuto rapporto con la Francia allora molto più avanti di noi nel campo specifico, inizia a lavorare nel settore che lo vedrà raggiungere i massimi livelli: la costruzione di biciclette.

 Cicli Gabriele Lerchi-

L’officina e La produzione di biciclette

Appena prima del’inizio degli anni venti dunque Gabriele inizia a costruire biciclette. Da prima è solo, poi con pochi operai che via via aumentano di numero fino a raggiungere nei tempi più fausti della produzione, undici unità. Nel frattempo tutta la strumentazione ed i macchinari necessari per la produzione, vengono ogni anno incrementati e migliorati con l’adozione di tecniche sempre più progredite ed innovative.

Fiore all’occhiello della strumentazione è il forno per la verniciatura (per quei tempi una vera innovazione), dove i telai verniciati in nero vengono portati alla temperatura di 180° mentre quelli colorati in varie tinte (più che altro il celeste tipo Bianchi prima ed il giallo e il blu’,poi) vengono trattati a 120°.

Il colore al telaio non veniva a quei tempi dato a spruzzo, bensì a mano, dando una prima stesura di antiruggine e successivamente altre quattro mani di tinta, con finissima carteggiatura di ognuna prima di stendere l’altra. La verniciatura veniva fatta dallo stesso Gabriele, che provvedeva anche, essendo un bravo disegnatore e pittore, ai “filetti” che tutti quelli che si intendono di bici sanno quanto siano difficili a farsi.

I telai venivano saldati una volta fatti diventare incandescenti su una forgia, con filo di ottone tramite l’uso di saldatori a benzina, assemblando tubi uniti fra loro da connessioni (pipe), secondo un progetto che nelle bici da corsa veniva ottimizzato ogni volta sulle misure del committente (una bicicletta è come una scarpa, se non è della misura giusta non si cammina bene” soleva dire sempre Gabriele). Il materiale usato era dei migliori : tubi Doniselli di Milano e, per le bici da corsa, acciai speciali ultraleggeri “Columbus” e “Reynolds”, il meglio che era presente nel mercato. In particolare la comoposizione e la saldatura del telaio oltre ché dallo stesso Gabriele che sovrintendeva a tutti i passaggi della produzione, era affidata ad Andrea Bonucci ed a Beppe Ciabatti tutti e due di Città di Castello che insieme a Roberto Palazzoli di Lerchi poi, ripulivano accuratamente le sbavature delle saldature fino a farle diventare quasi invisibili.

Altre mansioni di montaggio degli accessori, riparazioni etc. erano invece affidate a Piero Lagarini di Piosina, Grilli e Pieggi di Raggi (Rovigliano), Testi di C.di Castello (padre di un famoso baritono) e Corrado Cesari di Lerchi detto “Trueba” perché piccolo e mingherlino come un famoso ciclista spagnolo di allora, mentre il fratello, grande e grosso veniva soprannominato “Carnera”)

In pratica ogni pezzo che usciva dalla officina “Cicli – o ciclo-Gabriele”, era quasi un pezzo unico, accuratamente costruito e direi quasi cesellato a mano, con ogni attenzione e cura quasi da definirsi maniacale. I componenti inoltre erano quelli più ricercati e costosi dell’epoca ed al titolare più che il guadagno che ne avrebbe ricavato interessava la soddisfazione che i suoi prodotti venissero apprezzati e desiderati, anche a costo di ridurre i ricavi.

Per tutti gli anni venti la produzione di bici, parallelamente alla attività sportiva andò a gonfie vele, ma verso la metà degli anni trenta le vendite iniziarono a calare per il fatto che alcune grandi fabbriche di bici avevano iniziato una produzione che si potrebbe dire oggi già industriale (anche se meno raffinata), con riduzione dei costi di produzione e quindi anche con prezzi più appetibili per l’acquirente. Una attività che dunque anche Gabriele fu costretto a ridimensionare, con relativa diminuzione della produzione di bici e del numero di operai, ma che subì un vero e proprio tracollo quando iniziò la seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra, prima per le difficoltà economiche e logistiche che come abbiamo detto sopra colpivano di più le piccole imprese artigianali, poi per l’avvento dei primi veicoli a motore a due ruote che soppiantarono pian piano le biciclette, l’officina subì un lento ma inesorabile declino e dopo alcuni anni di attività solo nella riparazione, chiuse.

L’attività sportiva

Negli anni migliori della attività costruttiva (anni 20’ e 30’) Gabriele da vero appassionato, affiancò parallelamente al lavoro una fervente attività nel campo sportivo allestendo una squadra corse che in campo regionale raggiunse presto i massimi livelli.

Vennero ingaggiati alcuni fra i migliori elementi del circondario e della regione, fra i quali si ricordano Paolo Baldieri,Ugo Biagioli, Salvatore Alberti Pietro Vagnoni,Luigi Sgaravizzi,Giuseppe Ciabatti,Gino Brunori,Roberto Palazzoli, Mario Baldelli,Gino Bambagiotti, Dario Bastianoni,Reno Masi, Primo Agostini,Dino Ciampelli, Arturo Medici,Gino Venturini,Lucio ed Ivo Spapperi.

Alcuni di questi erano anche operai della officina e dunque condividevano il loro lavoro con la passione sportiva.

Molte vittorie furono riportate da questi atleti (Gabriele costruì ad un certo momento una bici che nominò la “bici delle cento vittorie”, proprio per il grande numero di successi che la sua squadra aveva ottenuto).

In particolare si distinsero Gino Brunori, di Ponte San Giovanni,campione umbro di Cross-country nel 1930, Gino Bambagiotti plurivincitore in gare locali e nazionali, emigrato poi in Australia e in questo paese divenuto poi addirittura tecnico della nazionale di ciclismo su pista, Arturo Medici di Niccone velocista e vincitore di molte gare in volata, Roberto Palazzoli di Lerchi secondo in un Giro del Casentino, ma soprattutto Paolo Baldieri di Sigillo, che con la bici “Gabriele” ,primo umbro a farlo, corse tre Giri d’Italia, classificandosi 34° nel 1925, miglior risultato di un umbro dell’anteguerra, ed 80° nel 1927 (nel 1926 si ritirò per una grave caduta).